#Serenacomevenezia

I never thought this would be easy, but I thought it would be fair.*

Sabato, complice una giornata di pioggia e di mancanza di ispirazione, mi sono cimentata in una cheesecake al limone. Non l’avevo mai fatta prima, pur essendo uno dei miei dolci preferiti, insieme al tiramisù.

Che non fosse venuta esattamente come nel video che avevo seguito, mi era chiaro già il pomeriggio, quando dopo tre ore di raffreddamento ho aperto lo sportello del frigo per tirarla fuori e versarci sopra la glassa di limone ed arancia.

Che non fosse bella, l’ho realizzato ieri mattina, quando speranzosa di un miracolo notturno mi sono ri- avvicinata al frigo per tirare fuori la torta e metterci su un paio di fette di limone per dare un minimo di senso estetico.

Per nulla appagata dal risultato, ho deciso così di eliminare le decorazioni, e prendere la situazione di petto, facendola assaggiare ai figli di mio cugino, due quasi adolescenti che in fatto di cibo sono decisamente esigenti (in genere il termine che uso per definirli è un altro, ma non è questa la sede corretta).

E.: “Ragazzi vi avviso, purtroppo è brutta, non ho messo le decorazioni.”

R: “Non importa che sia bella, l’importante è che sia buona”

E la cheesecake era buona, in effetti, a giudicare dall’ ingordigia con cui leccavano il cucchiaino fino a renderlo lustro come il vetro di uno specchio.

Ma era brutta, per la precisione “brutta come il peccato.”

Che poi chi lo ha detto che il peccato sia sempre brutto? I peccati sono tutti brutti allo stesso modo?

Il 2020 è stato allora un peccato, dal momento che l’aggettivo più usato per definirlo è stato appunto “brutto”?

Io preferisco pensarlo come ad un anno ingrato, e scorretto.

Un anno in cui, tirando le somme al 31 dicembre, vestita con lo stesso pile che avevo il 1 gennaio, mentre Jeff Buckley cantava l’Alleluja e qualche lacrima timida cominciava a scendere, mi sono sentita come quella volta in cui al liceo la prof. di chimica mi disse: “Baudino, hai preso 0, qualcosa è andato storto.”

Proprio come la chimica, abbiamo passato il tempo a sbatterci nel cercare la reazione perfetta, per poi accorgerci che se le condizioni esterne non sono soddisfacenti (indipendentemente da noi) la reazione può non solo fermarsi, ma anche regredire?

Come dicevo, ho cominciato l’anno con indosso un pile grigio, ma ero seduta nel deserto il 1 gennaio del 2020, e le punte delle mie dita si strofinavano l’un l’altra giocando con gli impercettibili granelli di sabbia marocchina.

Come dicevo, ho terminato l’anno con indosso il medesimo pile grigio, e le punte delle mie dita si strofinavano l’un l’altra infilandosi impertinenti nei buchi delle mie tasche.

Come dicevo a qualche amico, ed ora condivido con voi, ho terminato l’anno a sentire che il peso di quei buchi si faceva sempre più grande, fino a pesare tanto quanto le monete che sentivo tintinnare nelle tasche altrui.

Ma le mie di monete alla fine, dove erano cadute?

Come dicevo, il 2020 è stato un anno scorretto, ingrato, ed aggiungerei pure scomodo, perché stare con la testa bassa a cercare cosa ci è caduto fa venire male al collo. E quello sì, che sarebbe un vero peccato, diventare assuefatti al basso.

Pollicino guardava per terra perché non si voleva perdere, e per lui alleggerirsi le tasche ha significato ritrovare la strada di casa.

Invece io, con le tasche più leggere, e davanti all’ennesima ed inaspettata cima da scalare, guardo in su, e comincio il nuovo anno.

Non ho aspettative, non ho stilato una lista di buoni propositi, non ho letto l’oroscopo, non ho un’agenda grande abbastanza per tutte le cose che vorrei scriverci dentro, e pazienza, in caso la cambio verso aprile.

Comincio il nuovo anno più affaticata, ma non per questo più scoraggiata.

Comincio il nuovo anno con le suole rotte, ma con le gambe buone.

Comincio il nuovo anno con l’orecchio teso ad ascoltare parole, e se tante saranno, tante dovranno essere le azioni che le completano.

Comincio il nuovo anno sperando che al 31 dicembre del 2021 possa dirvi che non è finita finché non lo dico io.

Allora io inizio a salire eh, trascinandomi dietro solo me medesima, la persona con cui dovrò convivere per il resto della mia vita.

Per tutti gli altri che mi aspettano in cima, adesso state pure larghi, però preparatevi che quando arriverò dovrete stringere le chiappe, e farmi un posticino, neh.

P.S. Se qualcuno si volesse unire strada facendo, sappiate che io sono un’ottima compagna di viaggio.

*Non ho mai pensato che sarebbe stato facile, ma ho pensato che sarebbe stato giusto.

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