Creta,  Travel

Potevo farmi furba, ed invece rimasi senza parole.

Potevo farmi furba, ed invece.

Potevo farmi furba, ed invece mi feci un piercing al sopracciglio sinistro.

Era l’estate del 2004, io frequentavo l’università, ed ebbi la malaugurata (cretina, avventata, sciagurata) idea di farmi un piercing. In un posto discreto, sarà una cosa piccola, pensavo fra me e me.

Mi feci così accompagnare dalla mia amica Marianna, all’epoca incinta di sette mesi, la quale si presentò sotto casa vestita con una funzionale salopette prè-maman. Il suo abbigliamento fu l’unica cosa che mi rassicurò in tutta la giornata: pioveva a dirotto, erano i primi di agosto, ci mettemmo una vita ad arrivare allo studio della tatuatrice, la quale ci accolse insieme ai suoi avambracci decorati (entrambi) da un volto di Cristo sofferente, mentre una teca con dentro un serpente faceva capire che altre forme di vita erano presenti nello stesso luogo.

Quando tornai a casa, la forma di vita con cui dovetti confrontarmi era mio padre, sia mia madre che mia sorella si erano dileguate per cena. Mangiò da solo per evitare di guardare quel pezzo di ferro infilato nella mia carne, continuando a pensare ad alta voce che “Avrei dovuto farmi furba, e che non avrei più preso 30 all’università.”

Il piercing, piccolo e discreto, a volte nascosto da un paio di vezzosi occhiali rossi, resistette fino all’aprile dell’anno dopo quando, al rientro del mio viaggio in Giordania, si infettò, ed insieme a lui il mio sopracciglio.

Tolsi il piercing senza rimpianti, mantenni una buona media all’università, ma continuai a perseverare nel “Potevo farmi furba, ed invece.”

Potevo farmi furba, (ed invece no) anche risparmiando la benzina, l’estate del 2010. Ero a Creta, fulcro della civiltà minoica. Le isole greche sono come pacchi da scartare, ed a me i regali sono sempre piaciuti.

Creta è l’isola più grande della Grecia, la più popolosa, e la quinta per estensione dopo le italianissime Sicilia e Sardegna. E’ una delle mete turistiche più gettonate, per via del suo mare, del suo patrimonio artistico di grande spessore, e per via della sua cucina, di cui io sono ghiotta. Era anche però funestata, quell’estate in particolare, da scioperi di benzinai continui ed improvvisi, come gli imprevisti che capitavano.

Cercavamo di razionare l’uso della macchina, onde evitare di rimanere letteralmente a piedi.

Ma si sa, il tempo è ladro delle occasioni, e la bellezza non aspetta, per cui alle 4 di un giovedì mattino, reduci da una serata club to club ad Hersonissos, io ed altri amici, decidemmo di fare il dritto, guidare di notte, ed arrivare alla laguna di Balos, situata all’ estremo spuntone a nord ovest di Creta, davanti all’isolotto di Gramvousa. Ci si può arrivare con un battello con un’ escursione turistica, oppure ci si avventura con la macchina.

Quel giorno, potevo farmi furba e rimanere a dormire, ed invece scelsi la strada più stancante. Ma d’altronde, anche i principi Carlo e Diana d’Inghilterra scelsero quell’angolo di paradiso tra le tappe del loro viaggio di nozze. E se lo avevano fatto loro, chi ero io per non andarci?

Alla guida Matteo, stanco ma ottimista come suo solito. Ottimista intendo. Un buon amico, con idee più strampalate delle mie. Tante vite vissute, con un frasario di greco sempre nella tasca, un bellissimo sorriso ed una grande curiosità. 

Dopo aver guidato per ore, fra strade deserte, piene di buche, incontrammo il primo dei due ostacoli che ci separava dalla meta.

Loro, le famigerate capre greche.

foto presa da un sito

L’ Athos su cui viaggiavamo nostro malgrado si trovò coinvolta in un vero e proprio ingorgo, le capre circondavano la macchina sopra sotto e davanti. Ce ne saranno state circa cento, con tanto di pastore e cane da guardia.

Matteo rallentò e lasciò che la macchina si facesse trasportare da tutto quel belare, sporgendo la testa fuori dal finestrino ed urlando: “Caprettoooooooniiiii” con fare dolce ed imperios al tempo stesso, come se poverine o loro o il pastore potessero capire qualcosa.

Superato il gregge, il secondo ostacolo si rivelo’ la strada a piedi, una volta posata la macchina.  Non perchè infattibile anzi, circa venti minuti di camminata, ma noi eravamo provati da caprettoni, ombrelloni sulle spalle, lunch box di fortuna, e le poche ore di sonno addosso.

Arrivammo che l’alba ci aspettava.  La strada era pregna della terra greca, di quel mix di sale, sole e pita (pane greco) che ritrovi solo nell’ Ellade.

Scelsi la strada più difficile per arrivare a Balos, ma lo spettacolo fu eccezionale.

Balos all’ alba, scattata da me, estate 2010

Godere di quell’atmosfera che solo i pacchi regalo che non -ti-aspetti-ma- vorresti, che solo le isole greche ad inizio stagione od in orari insoliti sanno darti: il privilegio dello stupore di fronte alla bellezza, il privilegio del “questo momento è solo mio”.

Erano le sei del mattino, io, gli amici ed il mare.

Non ricordo cosa pensai, ricordo che mi addormentai stravolta.

Fummo svegliati dopo ore dal vociare dei turisti, erano arrivate le escursioni, le navi da crociera, l’estate addosso, il tempo del privilegio era perduto.

Scappammo veloci come Bolt, devastati dal sole e dalla fame, ci fermammo in una taverna greca, ed onorammo la tavola come non ci fosse un domani.

La sera però mi resi conto che mi sarei dovuta fare ancora più furba, perché non solo non mi ero ripassata la crema protettiva, ma l’olio solare mi aveva cotta a dovere, ed i miei occhi erano così gonfi, che sembrava che non uno, ma due piercing avessero fatto infezione.

Potevo farmi furba, ed invece no.  Questa lezione non la imparerò mai.

Come spero di non smettere mai di restare senza parole di fronte al privilegio.

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